Visitare Matera

I Sassi di Matera

Sassi sono probabilmente la prima cosa che viene in mente quando si pensa a Matera. L’antichissimo insediamento abitativo costruito nella roccia tufacea sul fianco del vallone Gravina, nel 1993 è stato dichiarato dall’Unesco “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”. Il particolare intreccio di grotte adibite ad abitazioni, vicoli tortuosi, chiese rupestri, terrazzamenti, giardini, cunicoli sotterranei fa dei Sassi uno spettacolare esempio di complesso architettonico perfettamente adattato al contesto naturale, da vedere almeno 1 volta nella vita. Quest’enorme scultura testimonia sin dal più lontano passato Paleolitico il modo di abitare le caverne, accanto alle quali sono sorte, dal medioevo in poi, abitazioni più moderne costruite fuori terra.

Per questo, i Sassi rappresentano un paesaggio unico nel loro genere, meta di affascinati viaggiatori ed ispirati cineasti. I Sassi di dividono in due quartieri: il Sasso Barisano, il rione più grande, le cui case oggi ospitano per lo più negozi, ristoranti e alberghi, e il Sasso Caveoso, considerato il quartiere più antico che maggiormente conserva l’aspetto della città rupestre. Prima di partire alla scoperta degli antichi rioni pietrosi può essere utile far prima tappa a Casa Noha, primo bene FAI in Basilicata.

La Cattedrale di Matera

Nel punto più alto della città, il colle della Civitas, la Cattedrale di Matera offre una splendida veduta sul Sasso Barisano. La costruzione risalente al XIII secolo sorge sui resti dell’antico monastero benedettino di Sant’Eustachio. Dal 1627 la cattedrale fu dedicata alla Madonna della Bruna e a Sant’Eustachio, protettori della città. La facciata dell’edificio in stile romanico – pugliese presenta un bel portale riccamente decorato sormontato dalla statua della Madonna della Bruna, e un imponente rosone a 16 raggi (simbolo della ruota della vita) sovrastato dall’arcangelo Michele che schiaccia il drago e circondato da due figure maschili ai lati ed un’altra in basso che funge da atlante.

Le chiese rupestri di Matera

nascita delle Chiese rupestri risale perlopiù all’Alto Medioevo, quando il monachesimo si faceva spazio nella comunità cristiana dell’epoca e monaci benedettini e bizantini cominciarono a insediarsi nelle grotte della Gravina trasformandole in centri di preghiera.

Questi luoghi mistici scavati nella roccia sono uno dei tratti distintivi di tutto il territorio di Matera: cripte, eremi, basiliche, santuari e cenobi sono sparpagliati nel tessuto urbanistico dei Sassi, lungo le pareti della Gravina e sull’altopiano murgico. Le chiese rupestri con i loro virtuosismi architettonici e le loro decorazioni pittoriche rappresentano eccezionali opere artistiche, espressione, tra le più significative, del patrimonio storico – culturale del territorio. In un insieme eterogeneo ed armonico in cui a chiese greco-ortodosse si affiancano chiese latine, queste strutture sono infatti, la testimonianza dello sviluppo del livello culturale ed architettonico raggiunto dalle comunità rupestri. Sono circa 150 le chiese rupestri diffuse sul territorio materano per la cui tutela è stato istituito il Parco delle Chiese Rupestri del Materano, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO

La Matera sotterranea

La storia della città dei Sassi si compone di tantissimi capitoli, lungo un continuum di oltre 9000 anni. Una storia lunga e gloriosa che ne fanno la terza città più antica del mondo. Non dovrebbe sorprendere, dunque, il fatto che esista una parte della città sotterranea, testimonianza di quello che è stata in tempi remoti.

Si tratta di uno spazio molto vasto, di circa 5000 mq e al quale si accede proprio da Piazza Vittorio Veneto. Gli ipogei comprendono abitazioni, botteghe, chiese rupestri, una torre medievale (che avrebbe dovuto far parte del Castello Tramontano), e una serie di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. E proprio l’elaborato sistema di raccolta delle acque, denominato Palombaro, è la parte più vasta attualmente visitabile.

Si tratta di una serie di cisterne collegate le une alle altre e scavate nella roccia nel corso dei secoli dai nostri antenati: avevano la funzione di convogliare l’acqua piovana in condotte comuni, depurarle dalle impurità e poi consentirne la raccolta agli abitanti dei Sassi. Vi erano, infatti, alcuni punti di raccolta comune, dei veri e propri pozzi nei vicinati o nelle piazze, dove i materani si recavano con dei secchi e si rifornivano dell’acqua che occorreva per svolgere le normali attività quotidiane. Ricordiamo che i Sassi, essendo abitazioni scavate nel tufo, non erano dotate di servizi idrici in casa nè tanto meno dei servizi fognari. Occorreva, quindi, approvvigionarsi dell’acqua in qualche modo, e i materani avevano nel corso dei secoli elaborato questo sofisticato ed efficiente metodo di raccolta e distillazione dell’acqua piovana per ottemperare nel migliore dei modi a questo limite.